Dispositivo uomo a terra: qual è il migliore?
Quando si cerca un dispositivo uomo a terra, è facile lasciarsi impressionare dalla quantità di funzioni disponibili.
Il problema è capire quante di queste funzioni siano realmente utili quando si verifica un’emergenza.
In quel momento il lavoratore può essere spaventato, ferito o confuso.
Non dovrebbe trovarsi a ricordare una procedura né cercare il comando corretto tra pulsanti (nel caso dell’hardware) o schermate (se parliamo di App).
Per questo, nello sviluppo di TwiceTouch, abbiamo seguito un principio preciso: eliminare ciò che, potenzialmente, può complicare l’utilizzo e lasciare immediatamente accessibili le funzioni che servono davvero.
Più funzioni non significano necessariamente più sicurezza
La nostra analisi parte da una situazione concreta: quando una persona è nel panico, anche operazioni normalmente banali possono diventare difficili.
Semplicità non significa povertà tecnologica, ma significa utilizzare la tecnologia per ridurre i passaggi, limitare gli errori e rendere il comportamento del sistema prevedibile.
Lo stesso principio vale per i dispositivi che hanno il pre-preallarme: il lavoratore deve capire immediatamente che cosa sta accadendo, quanto tempo ha per interrompere la procedura e che cosa succederà se non interviene.
Rilevare l’immobilità non basta
La funzione principale di un dispositivo uomo a terra è rilevare una possibile condizione di pericolo, come una caduta o un’assenza di movimento prolungata.
Il valore reale del sistema comincia dopo il rilevamento.
Un allarme è utile soltanto se è affidabile e raggiunge una struttura di persone in grado di intervenire.
Per questo un sistema efficace deve minimizzare i falsi allarmi, distinguendo una reale situazione di pericolo dai normali movimenti del lavoratore.
Un altro elemento fondamentale è l’accuratezza della posizione: la localizzazione deve fornire informazioni sufficientemente precise per individuare il lavoratore e agevolare un intervento tempestivo.
La valutazione, quindi, non dovrebbe fermarsi al dispositivo, ma considerare l’intero servizio: connettività, gestione dei contatti, localizzazione, escalation delle chiamate, centrale operativa, tracciabilità degli eventi e assistenza.
Un sistema performante durante il lavoro quotidiano
Il dispositivo uomo a terra deve essere sufficientemente sensibile da rilevare una situazione anomala, ma anche abbastanza preciso da non generare continui falsi allarmi.
Se le segnalazioni improprie diventano frequenti, il lavoratore può perdere fiducia nel sistema, utilizzarlo in modo scorretto o cercare di disattivarlo.

Per questo gli algoritmi di rilevamento devono essere progettati e configurati considerando le attività reali.
Un manutentore che si sposta frequentemente, un autista, un operatore che lavora seduto e un tecnico che accede a locali isolati hanno comportamenti e condizioni di rischio differenti.
In alcuni casi può essere adatta un’applicazione installata sullo smartphone aziendale.
In altri è preferibile un dispositivo dedicato oppure un accessorio indossabile che rilevi il movimento della persona.
La scelta dipende anche dalla copertura di rete, dall’autonomia richiesta, dall’ambiente di lavoro, dall’uso dei guanti, dalla presenza di polvere o acqua e dalle procedure interne di emergenza.
Il miglior dispositivo è quello adatto al rischio reale
Non esiste un dispositivo uomo a terra migliore in assoluto.
Esiste la soluzione più adatta a uno specifico lavoratore, in un determinato ambiente e all’interno di una procedura aziendale correttamente organizzata.
La normativa applicabile alla sicurezza dei lavoratori in solitario non individua infatti un unico dispositivo valido per ogni situazione: la scelta deve derivare dalla valutazione dei rischi e dalle condizioni concrete in cui viene svolta l’attività.
Prima di scegliere, è utile porsi alcune domande concrete:
- Il lavoratore utilizza già uno smartphone aziendale?
- Durante l’attività rimane fermo per periodi prolungati?
- Lavora al chiuso, all’aperto o in aree con copertura limitata?
- Chi deve ricevere l’allarme?
- È prevista una reperibilità interna oppure serve una centrale operativa?
- Come viene verificato che il sistema sia attivo e funzionante?
- Il lavoratore è stato formato sulla gestione del preallarme e dell’emergenza?
Sono queste risposte, molto più del numero di funzioni presenti in una scheda tecnica, a determinare quale sia la soluzione corretta.
Il nostro lavoro parte dall’attività svolta e dal rischio da gestire.
Solo successivamente individuiamo la configurazione TwiceTouch più adeguata, cercando di mantenere semplice ciò che il lavoratore deve utilizzare e affidando al sistema tutta la complessità necessaria per far arrivare l’allarme a chi può realmente aiutarlo.
Una delle nostre soluzioni complete: guarda il video ▶️ “All inclusive TwiceTouch – Hardware”

